The Lumière Brothers and Kienholz’ Assemblages: Two Must-See Exhibitions in Bologna and Milan

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During the upcoming Christmas holidays you might feel the need to take a break from the traditional gargantuan (at least in Italy) meals. So here are a couple of tips to move your attention a bit from the stomach to the brain. But be advised: the following two exhibitions could not be more different from each other.

Let’s start with a short preamble. When I was studying film at the university, I was very fascinated by the early history of cinema and by those artists/inventors/entrepreneurs who pioneered the medium. Despite having access to the amazing Cineteca di Bologna, there were not so many opportunities to see live some of the lesser-known devices created during one of the most exciting moments of the film industry.

Lumière Brothers' Films at "Lumière! The Invention of Cinema" exhibition.

“Lumière! The Invention of Cinema” is the type of exhibition that would have provided a better understanding of the inventions I was learning about back then. Whether you are a film student/researcher, a film buff, or just curious, you can take advantage of one of the most comprehensive collections of inventions and patents that led to the birth of the industry as we know it. Curated by the Institut Lumière and on display until 31 January 2017 at Sottopasso di Piazza Re Enzo in Bologna, it even provides an overview of other aspects of the research of Louis and Auguste Lumière, such as the Autochromes and 3D projection systems.

Detail of the Photorama Lumière at the "Lumière! The Invention of Cinema" exhibition.

The second show is not for the faint-hearted. Edward Kienholz is one of those artists you love or hate. Self-taught and best known for his assemblages, sculptures and tableaux often made in collaboration with his wife Nancy Reddin, Kienholz was the co-founder of the Los Angeles-based Ferus Gallery in 1957. Thanks to the amount of waste produced from such a large metropolitan area, L.A. was the perfect city for him, given that he relied on what people threw away to create his works.

Edward Kienholz & Nancy Reddin Kienholz, "The Pool Hall" (1993). Mixed media tableau. Collection of the artist.

Until 31 December 2016 Fondazione Prada hosts “Kienholz: Five Car Stud”. The exhibition, whose video presentation can be seen here, is curated by Germano Celant and gathers together 25 works by the American artist, including the eponymous and controversial installation Five Car Stud, which was first showcased at documenta 5 in Kassel. This is not only the perfect chance to glimpse the Californian art of the Sixties across research, shock and political commitment, but also a trip in the idea of ​​life, death and religion, all “assembled” by one of the most controversial minds of the period.

Edward Kienholz, "Five Car Stud" (1969–72).

A final tip on Kienholz’ show. If you are not familiar with his work, allow yourself some extra time to watch at least one of the two movies screened at the end of the exhibition, as they introduce the viewer to the artist’s vision. Otherwise you may end up “grinding your teeth to keep your stomach in” – as two visitors behind me commented – without fully grasping his creative approach.

 

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I fratelli Lumière e gli assemblage di Kienholz: due mostre da non perdere a Bologna e Milano

Se, durante le imminenti festività natalizie, aveste voglia di fare una pausa dai gargantueschi pranzi tradizionali, ecco un paio di suggerimenti per spostare un po’ di attenzione dallo stomaco al cervello. Si tratta di due mostre che non potrebbero essere più diverse tra loro.

Partiamo dalla prima, con un breve preambolo. Quando studiavo cinema all’università, ero molto affascinato dal cosiddetto precinema e dagli artisti/inventori/imprenditori pionieri della “settima arte”. Nonostante avessi accesso alla straordinaria Cineteca di Bologna, non c’erano molte occasioni di vedere dal vivo alcuni dei dispositivi meno conosciuti creati durante uno dei momenti più febbrilmente creativi della genesi dell’industria cinematografica.

“Lumière! L’invenzione del cinematografo” è la mostra che, vista allora, avrebbe fornito una fantastica panoramica su quelle invenzioni di cui leggevo appassionate descrizioni sui manuali di storia del cinema. Che siate studenti/ricercatori di cinema anche voi, cinefili, o semplici curiosi, fino al 31 gennaio 2017 presso il Sottopasso di Piazza Re Enzo a Bologna potete approfittare di una delle raccolte più complete di invenzioni e brevetti che hanno portato alla nascita del cinematografo. Curata dall’Institut Lumière, l’esposizione ha il pregio di fornire una panoramica che va a toccare anche aspetti forse meno noti della ricerca di Louis e Auguste Lumière, come le Autochromes e la proiezione in 3D.

Il secondo suggerimento è invece più indicato per chi non è debole di stomaco. Edward Kienholz è uno di quegli artisti che si ama o si odia. Autodidatta, conosciuto per i suoi assemblage, tableaux e sculture spesso realizzati in collaborazione con la moglie Nancy Reddin, Kienholz è stato co-fondatore della Ferus Gallery nel 1957 in quel di Los Angeles. Grazia alla quantità di materiali di scarto prodotti da un’area urbana così vasta, L.A. era la città perfetta per lui, dal momento che attingeva proprio ai materiali gettati via per creare le sue opere.

Fondazione Prada ospita fino al 31 dicembre “Kienholz: Five Car Stud”, esposizione curata da Germano Celant che raccoglie 25 lavori dell’artista, inclusa l’omonima e controversa installazione Five Car Stud, esposta per la prima volta a documenta 5 a Kassel. La mostra non è solo uno spaccato dell’arte californiana degli anni Sessanta, tra ricerca, shock e impegno politico, ma un viaggio nell’idea di vita, morte e religione “assemblate” da una delle menti più controverse del periodo (potete vedere qui un video di presentazione).

Un consiglio: se non avete familiarità con il lavoro di Kienholz, concedetevi qualche minuto per vedere almeno il primo dei due filmati che, proiettati alla fine del percorso espositivo, introducono lo spettatore al lavoro dell’artista. Altrimenti potreste finire per “tenervi lo stomaco con i denti” – come hanno commentato due visitatori dietro di me – senza comprenderne appieno l’approccio creativo.