The Intimacy of Artrooms Independent Art Fair

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You feel a little bit shy, or rather, indiscrete, when you are standing on the doorway to one of the rooms at the Melia White House Hotel in Regent’s Park set up for ARTROOMS 2016. You would like to enter, but at a glance you realise that the artist is completing the set-up, or getting ready – in some cases they’re literally getting dressed.

Then you remain there, hesitating on the doorway. Until they perceive your presence, sniff your embarrassment and with a smile they invite you to come forward. From then on, the conversation is always pleasant: inspiration, technique, meaning of the artwork, market… Walking through the first floor of the hotel you realise that the Meliá is all a chit-chat, a small Babel of languages out of which you just get pieces of sentences, negotiations, fragments of compliments.

Works by Liesha Yaz

Artists, art lovers, buyers and curators mingle in a continuous bustle. Each room is set up by one of the participants (this year 80 independent artists from 33 countries), who does not hesitate to explain in detail the works laying on the bed or on the floor, hanging on the walls, or hiding in the bathroom.

So you easily lose track of time while Taro Karibe guides you in the selection of his photos that frame the contradictions of contemporary Japan; or while the fine art painter Liesha Yaz explains how she gets that amazing texture; or when you just sit on the bed and let yourself being mesmerized by Neil Shirreff‘s “light movements”.

Neil Shirreff's "light movements"

After some chatting with the artists, what really hits you is the intensity of the experience, something that ARTROOMS’ creators sensed when conceived this format: an intimate encounter that goes beyond the traditional model of the art fair, where you can have a stroll among hundreds of exhibitors and never really interact with anyone. Here instead the artist’s presence prevails even on the artwork: you simply can’t ignore someone who sits on the bed just a few inches from you and watch you while you stare at their creations.

 

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Ti coglie un misto di timidezza, o meglio, pudore, quando ti affacci sull’uscio di una delle camere del Meliá White House Hotel a Regent’s Park allestite per ARTROOMS 2016. Vorresti entrare, ma sbirciando ti rendi conto che l’artista sta ultimando l’allestimento, o si sta preparando – in alcuni casi si sta letteralmente vestendo.

E quindi rimani lì, esiti, sull’uscio. Fino a quando è lui stesso ad accorgersi della tua presenza, fiuta il tuo l’imbarazzo e ti invita con un sorriso a farti avanti. Da lì in poi la conversazione è sempre piacevole: inspirazione, tecnica, significato dell’opera, mercato… Passeggiando per il primo piano dell’hotel ti rendi conto che il Meliá è ora tutto un chiacchiericcio fitto fitto, una piccola Babele di lingue di cui cogli solo pezzi di frasi, brani di contrattazioni, frammenti di complimenti.

Artisti, appassionati d’arte, compratori e curatori si mescolano in un andirivieni continuo. Ogni camera è allestita da uno dei partecipanti (quest’anno 80 artisti indipendenti, provenienti da 33 Paesi), che non esita a spiegare nel dettaglio le opere disposte sul letto, lo scrittoio, i comodini, le pareti, il pavimento e… il bagno.

Così ti capita di perdere la nozione del tempo mentre Taro Karibe ti guida nella selezione delle sue foto che raccontano le contraddizioni del Giappone contemporaneo; o mentre la pittrice Liesha Yaz ti spiega come ottiene quella texture così particolare; o quando ti siedi sul letto e ti lasci ipnotizzare dai “light movements” di Neil Shirreff.

Dopo qualche chiacchierata con gli artisti quello che ti colpisce è proprio l’intensità dell’esperienza, qualcosa che i creatori di ARTROOMS hanno intuito quando hanno ideato questo format: un incontro intimo che sfugge al modello di fiera tradizionale, dove puoi passeggiare tra centinaia di espositori senza mai interagire veramente con nessuno. Qui invece la presenza dell’artista prevale persino sull’opera: non puoi ignorare qualcuno che siede sul letto a pochi centimetri da te, nella stessa stanza, e ti osserva mentre tu ti aggiri tra le sue creazioni.